“Se vogliamo raggiungere una vera pace in questo mondo, dovremo incominciare dai bambini.”
Mahatma Gandhi

Parto in casa

Testimonianze

PARTO IN CASA

Ossa.
Sangue.
Carne.

Eccolo. Meraviglia. Eccolo, venuto alla tenue luce della camera da letto di casa. Papà chiede di guardare il sesso. Al momento non ricordo che i neonati abbiano un sesso, ma lo accontento: un maschio.

Lo tengo, lo asciugo e lo lascio legato ancora per un po'. Sento il cordone pulsare.

Ha il viso e il cranio un po' schiacciati, ma il motore si è già avviato. Non posso scappare, l'amore sta colando come cera calda e ogni goccia s'indurisce per fermarsi lì, al momento in cui è nato, al nostro primo guardarci negli occhi.

Allattamento, peso, riflessi.
Nome, cognome, ora della nascita.
Fotografie, telefonate, parenti.

Niente esiste veramente. È tutto congelato da quel mistico stato di trance dovuto alla gioia più spumeggiante, a tanto sano narcisismo e al rumore dei chicchi di felicità che si scontrano tra loro.

Campane e grilli.

Tutto è tocco. Toccarlo è felicità. Sono felice di stare con lui, tutto. Tutto quando è sveglio, tutto quando piange, tutto quando mangia, tutto quando dorme.

Delle voci parlano di muco intorno agli occhi o di notti faticose.

Io? Sorda, grata, beata. Questo delirio del silenzio, dell'onnipotenza e della suprema bellezza mi offusca la mente, ma non lo so. Mi isola, ma non lo sento. Mi stordisce, ma non me ne accorgo.

Madre Natura vuole che io non pensi ad altro che a lui, al suo benessere, ai suoi bisogni. 

Queste righe le ho scritte poche ore dopo il parto a domicilio del mio secondo bimbo. Partorire in ospedale la mia prima figlia è stato intenso ed emozionante e entrambe le esperienze mi hanno insegnato molto. Non posso negare che l'ambiente familiare e caldo di casa mia mi abbia permesso di godere del momento in maniera sicuramente più intima.

Avevo moltissima fiducia nella levatrice che mi aveva spiegato in precedenza ogni dettaglio rispetto alla sicurezza della mia scelta. Dovevo infatti avere tutti i valori medici nella norma, partorire in un determinato periodo rispetto al termine e vivere a pochi minuti da un ospedale. La sua esperienza, la sua attrezzatura e il fatto di poterla conoscere in anticipo mi hanno dato un senso di coerenza e prevedibilità che una levatrice "aleatoria" dell'ospedale non poteva darmi. Ci scegliamo il medico, il pediatra, l'estetista e il parrucchiere. Mi sembra più che pertinente scegliere la persona e il luogo per un momento così unico!

L'unico piccolo scrupolo l'ho avuto rispetto ai vicini, ma l'ho risolto attaccando il foglio qui accanto fuori dalla porta.

Carmen, psicologa