“Se vogliamo raggiungere una vera pace in questo mondo, dovremo incominciare dai bambini.”
Mahatma Gandhi

Ma perché partorire a casa?

Testimonianze

MA PERCHÉ PARTORIRE A CASA?
di Anna Fossati, levatrice

Quando esco di notte la strada è deserta… Percorro con l’auto quei chilometri di distanza fino alla casa in cui mi accoglie prima un uomo, sorridente, affabile, felice di vedermi, e poi una donna, spesso piegata, nella sua camera, con una piccola luce che illumina appena, un telo per terra e un bicchier d’acqua sul comodino. Dopo essermi svegliata di soprassalto col telefono che squilla nel silenzio della notte, quei chilometri di tragitto mi permettono di ritrovarmi tranquilla, serena e fiduciosa. Le rare volte, invece, che sono chiamata per un parto durante il giorno, il viaggio è diverso: c’è gente che va, che cammina, bimbi che giocano al parco, chi torna con la borsa della spesa… La vita che scorre… E io spesso mi ritrovo a pensare: “Loro non sanno, non s’immaginano che nella casa vicino una donna sta per partorire, e un nuovo bimbo sta nascendo…”. Che strano: un evento così straordinario, ma anche così comune, umano e terreno, si svolge senza che i più se ne accorgano, tra le mura di casa, spesso in camere piccole, intime e familiari.
Ma perché partorire a casa? Perché nella nostra cultura così medicalizzata, delle donne ancora scelgono di partorire a casa loro? Nella semplicità delle loro risposte, quando glielo chiedo, trovo sempre fiducia, rispetto, intimità e naturalezza.
Fiducia nel loro corpo e nella loro capacità di partorire. In fondo come mai tantissimi anni fa le donne erano già in grado di dare alla luce i loro cuccioli, senza né corso preparto, né medici, né medicamenti o particolari aiuti? Il loro corpo sa, senza doverlo imparare. Guidato dal dolore si appoggia, si piega, si stira, si tende e per finire si arrende e si lascia andare, accogliendo la vita che arriva con forza.
Chissà perché c’è il dolore? Il dolore è frutto della lotta tra il lasciarsi aprire dalla vita che arriva e il resistere a questa apertura per proteggersi, per autoconservarsi. Ed è una lotta difficile, e più gli si resiste, più il dolore aumenta. Solo quando finalmente si cede, ci si arrende e si mormora scoraggiate “non ce la faccio più!”, solo a quel momento, finalmente, il bimbo può passare e progredire nel canale del parto per poi finalmente nascere. E trovo rispetto per le fasi naturali del processo del parto e rispetto per i tempi di ogni donna. Perché le donne che vogliono partorire a casa sanno che avranno bisogno dei loro tempi per aprirsi, accettare e dare spazio alla nuova vita.
Trovo anche il grande bisogno di intimità, di vivere questo momento tra le loro cose, lì dove si svolge la loro vita ogni giorno. Se il parto è un’apertura profonda del corpo e dell’anima, e se riconosciamo che aprirci è difficile perché diventiamo più fragili e vulnerabili, allora è facile capire come possa riuscire più semplice farlo in un ambiente intimo e protetto come le mura di casa.
Ma nelle motivazioni che spingono le donne a partorire a casa trovo anche naturalezza. Il sentimento profondo che il partorire non è tema d’ospedale, bensì fa parte di quel sapere naturale che ogni mammifero si porta dentro. In caso di difficoltà siamo tutti felici di avere a disposizione ospedali e personale ben preparato; ma nella maggior parte dei casi il parto ha bisogno di ben poco e si fa da sé: con i suoi ormoni, i suoi meccanismi precisi e perfezionati da milioni di anni dall’evoluzione.
E ora la scienza “scopre” che se la donna subito dopo il parto è lasciata tranquilla e al caldo a scoprire in intimità il suo bebè, ha una produzione tale di ossitocina che permette al suo utero di contrarsi, espellere la placenta e sanguinare il meno possibile.
O ancora: si è “scoperto” che il contatto pelle a pelle alla nascita tra madre e neonato, aiuta la produzione di quegli ormoni importanti per favorire l’innamoramento, l’attaccamento e il legame profondo tra mamma e bebè.
E chissà quante altre cose dobbiamo ancora scoprire, mentre il nostro corpo già le fa, se gli diamo la possibilità e il tempo di farle… Non sempre però la propria casa si presta per il parto: o perché troppo lontana da un ospedale, o perché per qualche ragione è difficile organizzare il parto lì. Per questa ragione, con un gruppo di donne appassionate, abbiamo voluto creare una Casa della Nascita anche in Ticino. Per dare la possibilità a più donne ancora di partorire in un ambiente familiare, tranquillo, intimo e protetto in cui poter aprirsi e lasciarsi andare al meglio. Un semplice appartamento in cui non solo si partorisce ma ci si incontra, si scambiano esperienze, ci si informa, si fa movimento in gravidanza o massaggio del neonato nel dopo parto. Le donne in attesa hanno la possibilità di essere seguite dalle levatrici durante la gravidanza, proprio perché ci siamo rese conto che quello che più manca alla donna che va verso il parto non sono esami e calcoli delle probabilità, ma qualcuno all’ascolto che le accompagna, le sostiene e le incoraggia ad ascoltare il loro corpo e il loro bebè. Dopo il parto la Casa Nascita si fa luogo di scambio e d’incontro tra mamme in cui fare domande, portare le proprie difficoltà o i propri consigli.

Anche se nel resto della Svizzera le Case Nascita sono una realtà già da una generazione, non è stato facile crearla in Ticino perché la maggior parte delle persone non ne aveva mai sentito parlare. Ma dopo aver trovato un luogo adatto e persone disposte a darci una mano abbiamo potuto concretizzare il nostro sogno: ora le coppie che sono passate da noi hanno avuto la possibilità di sentire l’energia e capire l’importanza di un accompagnamento completo.
E quando il parto si conclude la mamma riposa piena di adrenalina ed emozioni difficili da contenere. Osserva il suo bebè lì vicino che dorme beato, dopo aver assaporato il nuovo mondo per le sue prime due ore di vita. Il papà finisce di riordinare le ultime cose e di mandare ancora qualche SMS, ed esausto si sdraia vicino a loro. Insieme ascoltano i miei consigli: “… riposare, mangiare e bere, fare la pipì e allattarlo quando si sveglia…” e poi pian piano vado via… Tornando a casa sono piena di emozioni e gratitudine per avere un mestiere così bello che mi permette di stare con la famiglia nel suo momento più intenso.