“Se vogliamo raggiungere una vera pace in questo mondo, dovremo incominciare dai bambini.” Mahatma Gandhi

Come si partorisce oggi in Ticino?

(con statistiche aggiornate al 2022)

Nel 2022 in Ticino i parti negli ospedali e nelle cliniche sono scesi a 2449 (di cui una trentina di donne residenti all’estero). Il numero delle nascite è in diminuzione dal 2012. Questa riduzione negli ultimi anni aveva toccato anche le maternità EOC che registrano il 59% di tutti i parti del Cantone.

Prima di entrare nei dettagli è utile ricordare con l’OMS che il parto non è una malattia e che il termine di una gravidanza normale si situa fra le 37 e le 42 settimane. Inoltre, secondo i dati forniti dall’Ufficio Federale della Sanità Pubblica UFSP (2020), il 90% dei parti riguarda gravidanze a basso rischio e secondo lo studio ”La coercizione nel parto in Svizzera” pubblicato nel 2020 dalla SUP di Berna, il 90% delle donne interrogate avrebbe desiderato un parto naturale.

Cesarei in aumento

Nel 2022 il 34% delle partorienti in Ticino ha subito un taglio cesareo. Il tasso varia dal 29% nelle maternità pubbliche (EOC) al 41% nelle cliniche private. La maggior propensione al cesareo nelle cliniche private si spiega anche con il fatto che secondo l’UFSP (2020) il tasso di cesarei sulle donne a basso rischio lì è più elevato (34%) rispetto al settore pubblico (24%). Differenze difficilmente spiegabili con indicazioni mediche.

Comunque, in media quasi 2 cesarei su 3 sono programmati prima dell’inizio del travaglio, una tendenza in aumento ovunque.

Ricordiamo che l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) raccomanda il cesareo solo su precisa indicazione medica, che è giustificata nel  10-15% dei casi perché un tasso superiore al 10% non è più associato ad una riduzione della mortalità materna e neonatale. Paradossalmente accade ad esempio in Italia che le regioni con tassi di cesarei inferiori alla media nazionale presentino una minore mortalità materna e neonatale rispetto a quelle con tassi più elevati.

Epidemia di induzioni

I parti iniziati con un’induzione sono il 39,5% del totale e sono in aumento in tutte le maternità.

Se consideriamo solo i parti vaginali la metà inizia con un’induzione. Eppure, secondo le raccomandazioni dell’OMS “Il parto non dovrebbe mai essere indotto per convenienza e l’induzione del travaglio dovrebbe essere riservata a specifiche condizioni mediche. Nessun’area geografica dovrebbe avere tassi di induzione superiori al 10%”.

Il 14% dei parti vaginali si conclude con ventosa o forcipe (il cui uso è quasi scomparso) e più della metà di queste nascite era iniziata con un un’induzione. Anche quasi la metà dei parti cesarei non programmati (ossia in urgenza) erano iniziati con un’induzione.

Sommando i parti cesarei programmati e quelli vaginali indotti, risulta che praticamente quasi 2 donne su 3 (61 %) non vivono l’inizio spontaneo del travaglio e i relativi cambiamenti ormonali: per partorire dipendono quindi da interventi esterni sul loro corpo che possono causare una perdita di controllo sulla propria esperienza. Sapendo che secondo fisiologia è il bambino a scatenare il travaglio quando i suoi polmoni sono maturi per respirare… significa che circa 2 bambini su 3 nascono prima di poter dare alla mamma il segnale di avvio del parto spontaneo, quando si sentono pronti per venire alla luce. 

Troppe episiotomie

Nelle statistiche cantonali il tasso di episiotomie non è contemplato. Gli indicatori di qualità dell’Ufficio Federale della Sanità Pubblica (UFSP) forniscono però anche per il Ticino la percentuale di parti vaginali con episiotomia che nel 2022 erano il 17% nelle maternità EOC, il 15% nella clinica Santa Chiara e il 9% nella clinica Sant Anna. Fortunatamente queste percentuali sono in diminuzione da diversi anni ma la media in Ticino rimane del 14% e supera quella svizzera che è scesa al 10%. Ancora troppe visto che in altre maternità svizzere si è già ridotto al 5%.

Ricordiamo che si tratta di un intervento chirurgico che può produrre complicazioni e conseguenze dolorose per la vita sessuale delle donne. L’OMS sconsiglia questo intervento e raccomanda di praticarlo solo nei rari casi di assoluta necessità.

Il parto naturale è in via di estinzione?

Sommando tutti i tipi di intervento si nota nella statistica che solo il 30% dei parti sembra avvenire senza interventi. Sono certamente parti vaginali ma questo non significa che siano veramente naturali, ossia fisiologici, perché la statistica ticinese non ci dice se in questi casi sono stati comunque somministrati anestetici e/o ormoni sintetici per accelerare il parto o se è stata praticata un’episiotomia e sappiamo che questi interventi non sono rari…

Il risultato è che nelle maternità ticinesi il parto naturale desiderato dalla maggioranza delle donne è possibile solo per una minoranza, forse una donna su cinque o su quattro… nella migliore delle ipotesi.

Significa anche che circa 1/4, o forse solo 1/5 dei bambini, può nascere quando e come si aspetta.

Quante e quali ripercussioni (magari traumatiche) questi modi di nascere potrebbero avere anche a lungo termine sulla salute psicofisica di madri e neonati?

Gli unici parti di cui c’è certezza che siano stati privi di qualsiasi intervento, cioè veramente fisiologici, sono le 51 nascite extraospedaliere avvenute a domicilio o nella Casa maternità e nascita Lediecilune di Lugano con l’accompagnamento della propria levatrice di fiducia ma purtroppo non appaiono in nessuna statistica cantonale o nazionale…

In conclusione, come spiegare la grande discrepanza fra il parto desiderato dalla maggior parte delle donne e quello praticato nelle maternità ticinesi, pubbliche e private? Fermo restando che ogni donna è un caso singolo e deve poter scegliere con cognizione di causa qualsiasi tipo di parto secondo le proprie motivazioni personali e ha diritto, comunque, a un parto rispettato!

Tuttavia, ancora una volta dobbiamo porre l’accento sull’elevata proporzione di interventi medici praticati su donne sane, in Ticino (come in Svizzera), in contrasto con le varie raccomandazioni OMS sul parto che, conviene ricordarlo, sono basate su solide evidenze scientifiche.

Siamo grate e ben coscienti di quanto sia indispensabile e prezioso l’intervento medico nei parti ad alto rischio e in caso di complicazioni, ma per le gravidanze a basso rischio si tratta spesso di una forma di sovra-medicalizzazione che sembra contribuire a quel 30% di ricordi traumatici del parto rivelati da uno studio dell’ospedale universitario di Losanna.

È pure necessario interrogarsi sulle notevoli differenze fra settore pubblico e privato, difficilmente comprensibili dal punto di vista medico/ostetrico e non sempre estranee alla qualità dell’esperienza vissuta da mamme e nascituri.

Fortunatamente ci sono sempre più ginecologi e ginecologhe consapevoli dei rischi della sovramedicalizzazione e che sanno distinguere fra alto e basso rischio e che per questi casi consigliano l’accompagnamento continuo di una levatrice. Le levatrici (o ostetriche) sono professioniste specializzate proprio nella fisiologia e possono attivare nella donna la conoscenza e la fiducia nelle capacità del loro corpo. Secondo il rapporto dell’OMS sullo stato della Midwifery sono in grado di offrire l’87% delle cure essenziali necessarie alle donne e ai neonati. Gli studi dimostrano che con questo approccio ci sono meno interventi e più soddisfazione, senza parlare dei risparmi per il sistema sanitario.

dgc 14.5.24

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FONTI:

  • L’importante lavoro di elaborazione dei dati della Statistica medica federale a cura di Cristina Gianocca responsabile dell’Unità statistiche sanitarie, Divisione della salute pubblica del DSS.
  • Ufficio Federale della Sanità Pubblica, Indicatori di qualità 2020/21
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