“Se vogliamo raggiungere una vera pace in questo mondo,
dovremo incominciare dai bambini.”
Mahatma Gandhi

I bisogni della mamma

Il parto naturale è difficile, però il corpo della donna è predisposto per questa funzione. Quando una donna partorisce senza medicinali, senza anestesia, senza interventi medici, strumentali, apprende di essere forte e potente. Apprende la fiducia in sé. Apprende a fidarsi di sé stessa anche di fronte a potenti personaggi autoritari. Una volta che realizza la propria forza e il proprio potere, avrà un’attitudine diversa verso il dolore, le malattie, il disagio, la fatica, le situazioni difficili, per il resto della sua vita.”

Paulina Perez, levatrice e scrittrice

Il travaglio (contrazioni dell’utero), le spinte per la nascita e l’espulsione della placenta (il secondamento), sono regolati da un cocktail di ormoni liberati involontariamente dal cervello arcaico della madre (soprattutto ipofisi e ipotalamo). Fra questi ci sono prolattina, adrenalina (a intermittenza), endorfine (che attenuano il dolore), e soprattutto l’ossitocina (v.a lato “Ormone dell’amore”). Per liberarli in dosi sufficienti la donna ha però bisogno di totale intimità, di silenzio, di penombra e di protezione affinché possa entrare in uno stato di coscienza alterato, come quando sta per addormentarsi o per abbandonarsi a un rapporto sessuale. Perciò non deve sentirsi circondata da estranei (peggio ancora se stressati), osservata, giudicata, controllata, insicura o contrariata. Non deve trovarsi in piena luce, essere distratta, costretta ad ascoltare e a rispondere. Perché tutto ciò stimola la sua neocorteccia (la parte di cervello più sviluppata nel genere umano) e attiva una produzione continua di adrenalina che ostacola la progressione del parto.

Ecco perché accade a volte che il travaglio iniziato bene a casa, si interrompa o rallenti all’arrivo in ospedale innescando magari una cascata di interventi medici altrimenti evitabili. La posizione sdraiata con i piedi nei gambali aumenta il dolore e rende più difficile l’espulsione perciò la donna ha bisogno di muoversi liberamente, di prendersi tutto il tempo necessario e di assumere le posizioni preferite per attenuare i dolori e potenziare le spinte. Appena il bambino è nato la madre ha bisogno che si attacchi subito al seno per stimolare la sua produzione di latte e soprattutto scatenare un’ulteriore massiccia scarica di ormoni fra cui l’ossitocina necessaria per l’espulsione della placenta e la rapida contrazione dell’utero (che previene le emorragie).

In questa ultima fase del parto, mediante il primo incontro con il loro neonato, la madre e il padre hanno ancora un grande bisogno di intimità per vivere senza inibizioni la sacralità dell’evento e le forti emozioni che affiorano in questi intensi e irripetibili momenti. Possono sgorgare lacrime che a volte hanno persino il potere di dissolvere nel loro cervello le tracce di traumi legati alla loro stessa nascita. Inoltre, la fiducia nelle proprie capacità acquisita dalla madre con il parto fisiologico, può contribuire alla prevenzione della depressione post-parto.

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