“Se vogliamo raggiungere una vera pace in questo mondo,
dovremo incominciare dai bambini.”
Mahatma Gandhi

Il ruolo del papà

Sono diversi anni che il momento del parto non è più esclusivamente cosa da donne; anche i padri sono sempre più coinvolti ad assistere e condividere con la moglie o la compagna questo momento che cambierà per sempre la loro vita di coppia. Ma la presenza del padre è sempre benefica?…

È meglio, anche in questo campo, non generalizzare.
Molti padri sono davvero un grande sostegno, altri invece tendono ad avere paura e quindi non rassicurano la donna… Ce ne sono anche che per questo motivo preferirebbero non assistere. È importante che mamma e papà facciano ciò che sentono davvero e che li fa stare meglio: come ribadisce Michel Odent non c’è un dogma universale valido per tutti! Bisogna di volta in volta valutare insieme le opportunità e quali sono per entrambi i genitori le condizioni necessarie per evitare inutili e pericolosi stress e scariche di adrenalina che potrebbero ostacolare il decorso del parto e risultare dannosi anche per il nascituro.
La testimonianza di questo papà spiega bene l’atteggiamento che una coppia che si appresta a vivere la maternità e la nascita dovrebbe avere. Anzi, è un appello alle donne e agli uomini a vivere con consapevolezza, responsabilità e maturità la potenza e la sacralità di questo evento, affidandosi con fiducia alla natura e alla forza generatrice che trova nella nascita il momento del compimento ma che nasce molto tempo prima e cresce senza sosta per nove mesi.

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“Dopo aver vissuto sia l’esperienza di un parto in ospedale sia quella di un parto in casa, mi sono reso conto di quanta cattiva informazione ci sia a riguardo.
La prima reazione da parte di tutti è che sono un hippie coraggioso che, con il livello di sicurezza raggiunto oggi dal sistema sanitario, prende delle decisioni inadatte e fuori dal tempo.
Prima di tutto bisogna dire che un parto a casa inizia 9 mesi prima, quando la coppia inizia un percorso di crescita, informazione, “studio”, consapevolezza e auto-analisi. La donna decide di voler raggiungere l’obiettivo di riscoprirsi nella sua interezza e naturalità profonda mentre l’uomo deve sostenerla e tenere in mano quello specchio che le serve a guardarsi dentro e continuare con energia e convinzione verso il suo obiettivo.
Quello che si vede all’esterno è solo il momento del parto, come se, inaspettatamente, ci si trovasse lì a dover spingere dentro una piscina: nessuno che pensi invece a tutto il percorso per arrivare a quel magico momento.
Diamo pure la colpa alla società, alla sanità, all’opinione pubblica, all’occidentalismo o a chi vogliamo… Fatto sta che la donna cresce in un’idea di dolore e paura di questo suo momento, invece di lasciarlo fluire come avvenimento logico e naturale della sua esistenza. A casa, due settimane fa, mi sono sentito veramente uomo, metà importante della coppia, e fragile davanti alla potenza di una donna che viveva il momento più importante della sua vita, accettandosi appieno, maturando in pochissimo tempo, diventando madre e protettrice di una creatura che grazie alle sue energie ha piano piano creato in 9 mesi.
Donne, questo è un appello da parte mia: iniziate una crescita personale durante la vostra gravidanza, prendetevi il vostro tempo per ascoltare il vostro corpo, c’è sempre da imparare e scoprire. Ascoltate voi stesse prima che gli altri. Poi decidete. Uomini pure, questo è un appello: sostenete la vostra compagna sentendo sotto pelle l’energia potenziale e la magia di cui sono portatrici.”

6 maggio 2016, (dal sito della Casa Maternità e Nascita, www.lediecilune.ch)

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