“Se vogliamo raggiungere una vera pace in questo mondo,
dovremo incominciare dai bambini.”
Mahatma Gandhi

Il sistema immunitario del neonato

Dopo la nascita i genitori si chiedono giustamente come offrire al loro bambino un sistema immunitario che lo protegga il meglio possibile da malattie e infezioni. Per questo possono, se lo desiderano, sottoporre il neonato alle vaccinazioni consigliate dai medici pediatri e/o seguire le istruzioni per un’alimentazione sana a cominciare dall’allattamento al seno esclusivo nei primi 6 mesi, come raccomandato da OMS e UNICEF.

È però molto importante che i genitori sappiano già prima della nascita che il sistema immunitario dipende dal microbioma e soprattutto dalla flora intestinale che si forma subito dopo il parto. Il meccanismo è molto semplice: occorre garantire al neonato l’immediato contatto pelle a pelle con il corpo della madre, con i microorganismi della sua pelle e soprattutto dargli la possibilità di nutrirsi subito al seno col suo colostro. È un provvedimento a costo “0”, senza rischi né effetti collaterali, che la natura ha previsto da sempre, ma che la scienza ha scoperto da poco. Come funziona?

La rivoluzione del microbioma

Grazie alle nuove tecnologie nel campo della microbiologia spiega il chirurgo ostetrico Michel Odent, uno dei massimi esperti mondiali di fisiologia della nascita, si è scoperto solo recentemente che il corpo umano è come un ecosistema in cui i miliardi di cellule frutto dei nostri geni – l’ospite – e le centinaia di miliardi di microorganismi (batteri, funghi, virus, ecc.) che colonizzano il nostro corpo – il microbioma – sono in continua interazione. Fino a poco tempo fa non si sapeva delle funzioni immunitarie dei principali componenti del microbioma umano, specialmente della flora batterica intestinale e cutanea, ma oggi si sa, per esempio, che quella intestinale costituisce circa l’80% del sistema immunitario. Da qui un vero e proprio ripensamento sui suoi meccanismi, alla luce delle funzioni protettive dei microbi “benefici” rispetto a quelli potenzialmente pericolosi: un sistema che ha bisogno di specifici stimoli per svilupparsi in modo adeguato. E qui sta il punto.

La nascita vista al microscopio

Quando il bambino nasce i primi milioni di microorganismi che incontra, colonizzano in pochi istanti il suo corpo formando il suo microbioma. È una specie di competizione per occupare lo spazio, ben conosciuta in batteriologia (race for the surface), dove “chi prima arriva meglio alloggia” e ha buone probabilità di diventare padrone del territorio. Siccome gli anticorpi della madre (IgG) nei mammiferi umani attraversano facilmente la placenta (solo una delle sottoclassi incontra più difficoltà), i microbi familiari alla madre e al suo ambiente risultano già familiari anche per il bambino che quindi è già attrezzato per neutralizzarli. È invece disarmato nei confronti dei microbi di persone e di ambienti estranei alla madre e questo può ostacolare lo sviluppo del suo sistema immunitario. Perciò è importante che il primo contatto del neonato avvenga proprio con il corpo della madre e con i suoi microrganismi, microbi amici, appunto, per i quali è già munito di anticorpi. Ma non solo. Il neonato, se è subito accolto sul ventre della madre, ha l’istinto (rooting reflex) di cercare il capezzolo per nutrirsi di colostro (il primo latte materno che è pure ricco di anticorpi), in modo che anche la sua flora intestinale sia colonizzata dai microorganismi più idonei a questo scopo. È un’impronta che vale per la vita e che sarà poi difficile cambiare.

E quando il parto non è naturale?

Dagli albori della microbiologia fino agli anni 70 (e in molti paesi anche dopo) succedeva esattamente il contrario: la grande preoccupazione di medici e levatrici che assistevano al parto era di proteggere il neonato da tutti i batteri, anche quelli della madre, separandolo subito e ritardando l’inizio dell’allattamento… sottovalutando l’importanza del colostro.

Oggi purtroppo accade ancora che il bambino (anche se non ha problemi) sia separato momentaneamente dalla mamma per controlli di routine del suo stato di salute. Ma proprio questo potrebbe nuocere alla salute del neonato perché compromette la formazione più idonea del suo microbioma cutaneo, inoltre comporta spesso l’immediato taglio del cordone e la privazione del sangue ricco di ossigeno e di preziose sostanze che la placenta vorrebbe ancora fornirgli.

I neonati partoriti con cesareo solitamente non entrano in contatto con i microorganismi del corpo materno, a cominciare dalla vagina; perciò, sono colonizzati inizialmente dai batteri presenti nell’ambiente. Anche il tratto digerente dei neonati non allattati subito naturalmente è colonizzato piuttosto da batteri dell’ambiente piuttosto che di derivazione umana. Di conseguenza la stabilizzazione del microbioma di questi neonati avviene molto più lentamente.

Ma non è tutto!

È interessante notare che la composizione della flora batterica vaginale e probabilmente anche quella del latte materno, si modificano con l’avvicinarsi del parto come se il corpo della madre si preparasse a colonizzare al meglio il neonato. In altre parole, è ormai dimostrato che il neonato ha bisogno di entrare immediatamente ed esclusivamente in contatto con una sola persona: sua madre.

Questo primo contatto è anche il modo più naturale e piacevole per soddisfare il bisogno di calore e di sicurezza del neonato e per assecondare il desiderio reciproco di contatto pelle a pelle, nella prima ora dopo il parto, come raccomandato dall’UNICEF e come dovrebbe essere applicato negli ospedali con il marchio “amico del bambino”. Può così avvenire quel picco irripetibile di scariche ormonali (soprattutto ossitocina, ma anche endorfine, prolattina, ecc.) che favorisce l’espulsione della placenta e che innesca l’alchimia dell’imprinting, l’innamoramento/attaccamento fra mamma e neonato, base biologica del “bonding”. Un meccanismo complesso e delicato che funziona correttamente purché (nei casi normali, e sono la stragrande maggioranza!) non si interferisca nella fisiologia del parto mediante interventi chirurgici e l’uso di sostanze chimiche.

Quattro piccioni con un parto

Il modo migliore per favorire questo meccanismo è di non tagliare (clampare) il cordone ombelicale fin che è nata spontaneamente la placenta; il neonato dovrà così rimanere automaticamente adagiato sul corpo della madre e potrà spontaneamente cercare il capezzolo. La placenta gli fornirà ancora tutto il sangue che tratteneva (circa 1/3 del sangue del neonato), contenente l’ossigeno che gli permette di adattare gradualmente i suoi polmoni alla vita extrauterina. Inoltre, questo sangue è ricco di cellule staminali, della riserva di ferro per diversi mesi e di altre sostanze preziose di cui ha bisogno.

Recenti studi condotti dal prof. Bonati dell’Istituto Mario Negri (laboratorio per la salute materno infantile) e dal dott. Massimo M. Aloisi, neonatologo in diversi ospedali italiani, mostrano che grazie a questa procedura le probabilità di finire sotto osservazione, in patologia neonatale o in terapia intensiva, crollano dal 30% al 7%.

In altre parole, favorendo e rispettando la fisiologia del parto, si possono prendere almeno 4 piccioni con una fava: miglior sistema immunitario, buon imprinting, più sangue cordonale con ossigeno e sostanze preziose, espulsione spontanea della placenta… Vi pare poco?

Ma attenzione: per funzionare la fisiologia richiede il rispetto della massima intimità! Ciò significa: sentirsi al sicuro, non sentirsi osservati o disturbati, presenza di poche persone di fiducia, libertà di movimento, penombra e calma… perché gli ormoni che il cervello della donna deve produrre sono gli stessi di quando fa l’amore.

Per questo l’Associazione Nascere Bene Ticino auspica che se ne tenga conto anche nelle nostre maternità ospedaliere per offrire a tutte le donne che lo desiderano la possibilità di mettere al mondo i loro bambini in modo naturale, con i propri ormoni e le proprie forze.

dg, 5- 2017/11-23

Segnaliamo un articolo degli autori del film MICROBIRTH (che abbiamo già proiettato in diverse località del cantone), apparso sulla rivista “Ri-nascere”, numero 128, dicembre 2016.

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