“Se vogliamo raggiungere una vera pace in questo mondo,
dovremo incominciare dai bambini.”
Mahatma Gandhi

La fisiologia in dettaglio

La fisiologia in dettaglio

ORMONI, IMPRINTING E BONDING (approfondimento)

 

Ossitocina, l’ormone dell’amore

L’ormone chiave coinvolto nella fisiologia della nascita è senza dubbio l’ossitocina. I suoi effetti meccanici sono noti da molto tempo (effetti sulle contrazioni uterine per la nascita del bambino e l’espulsione della placenta, effetti nelle contrazioni delle cellule mio-epiteliali del seno per il riflesso di emissione del latte). Solo l’ossitocina naturale liberata dall’ipofisi, entra però anche nel sistema nervoso, dove agisce sul comportamento e sullo stato emotivo. Per questo è soprannominata “ormone dell’amore”. Induce la calma, riduce lo stress, aumenta la fiducia e l’empatia verso il prossimo. Immediatamente dopo la nascita svolge un ruolo fondamentale nel meccanismo dell’imprinting (osservato da Konrad Lorenz in varie specie animali) che è comune a tutti i mammiferi, umani compresi.

I risultati di numerosi studi possono essere riassunti in una o due frasi: l’ossitocina è l’ormone tipico dell’altruismo e dell’empatia, ed è implicata in tutte le sfaccettature dell’amore e della vita sessuale.

Questa informazione appare molto importante se si tiene conto del fatto che subito dopo la nascita del bambino e prima dell’espulsione della placenta, le donne hanno la capacità di raggiungere il livello più elevato possibile di produzione di ossitocina. Affinché questo avvenga la madre ha bisogno che il neonato si attacchi subito al seno perché così stimola la sua produzione di latte e soprattutto scatena un’ulteriore massiccia scarica di ormoni fra cui l’ossitocina necessaria per l’espulsione della placenta e la rapida contrazione dell’utero (che previene le emorragie). Come in altre circostanze (per esempio, rapporti sessuali o allattamento) il rilascio di ossitocina dipende soprattutto dai fattori ambientali. È ad esempio facilitato se l’ambiente è ben caldo (così che il livello degli ormoni della famiglia dell’adrenalina, antagonisti dell’ossitocina, rimanga il più basso possibile) e se la madre non ha nient’altro da fare che guardare negli occhi il bambino e sentire il contatto con la sua pelle, senza alcuna distrazione.

È un fenomeno unico e irripetibile perché l’ossitocina naturale, abbinata alle endorfine (oppiacei che creano piacere), stimola un innamoramento reciproco e duraturo, o attaccamento istintivo. Nel bambino prolunga il senso di protezione, fiducia e appartenenza vissuto in utero, evitandogli una separazione traumatica che potrebbe condizionarlo inconsciamente nella sua vita. 

L’ossitocina non è mai rilasciata in maniera isolata, bensì agisce in combinazione con altri ormoni. Nel caso particolare delle ore che seguono la nascita, in condizioni fisiologiche, il livello più alto di ossitocina è associato a un elevato livello di prolattina, che è anche noto come “l’ormone della maternità”: la migliore combinazione per indurre l’amore nei confronti dei bambini. Ossitocina e prolattina si completano a vicenda. Inoltre, gli estrogeni il cui livello aumenta alla fine della gravidanza, attivano i recettori dell’ossitocina e della prolattina.

Oggi non vi è dubbio che madre e bambino siano impregnati di oppiacei (endorfine), per un certo tempo dopo la nascita. La proprietà degli oppiacei di indurre stati di dipendenza è ben nota, per cui è facile immaginare come inizi la “dipendenza” reciproca tra madre e bambino.

Anche gli ormoni della famiglia dell’adrenalina svolgono un ruolo in un momento preciso dell’interazione tra la madre e il bambino. Nel corso delle ultime contrazioni, prima della nascita, questi ormoni sono al loro massimo livello nella madre. È per questo che, in condizioni fisiologiche, quando inizia il riflesso di espulsione del feto, le donne tendono a stare in posizione verticale, piene di energia, con un improvviso bisogno di afferrare qualcosa o qualcuno.

Uno degli effetti di questa liberazione di adrenalina è che la madre, appena partorito, è in uno stato di allerta. Basta pensare ai mammiferi in natura per comprendere quanto sia benefico per le madri avere abbastanza energia – e aggressività – da proteggere il loro bambino appena nato, se necessario. Anche questa sana aggressività è quindi parte integrante dell’amore materno.

È anche noto che il bambino possiede i propri meccanismi di sopravvivenza durante le forti contrazioni finali di espulsione e libera a sua volta alcuni ormoni della famiglia dell’adrenalina. Un “torrente” di noradrenalina consente al feto di adattarsi alla privazione fisiologica d’ossigeno, specifica di questa fase. L’effetto visibile del rilascio di questi ormoni è che il bambino quando nasce è in stato di allerta, ha gli occhi ben aperti e le pupille dilatate. Le madri sono incantate e deliziate dallo sguardo dei loro neonati. È come un segnale dato dal bambino. Se ne deduce che tra gli umani il contatto visivo è un fattore importante per l’inizio del rapporto madre-bambino.

Dal punto di vista ormonale, a partire dalla nascita, in tutti i diversi episodi della nostra vita sessuale, sono rilasciati gli stessi ormoni e si riproducono scenari simili. Per esempio, durante il rapporto sessuale, entrambi i partner liberano endorfine e ossitocina.

 

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