“Se vogliamo raggiungere una vera pace in questo mondo,
dovremo incominciare dai bambini.”
Mahatma Gandhi

Il cesareo: chirurgia o nascita?

Parto cesareo

Secondo un moderno concetto di salute l’impatto psicologico di una procedura medica è altrettanto importante delle sue conseguenze fisiche e contribuisce a definire lo stato di benessere. Il cesareo ha aumentato la sicurezza nei parti complicati, ma ha trasformato l’esperienza della nascita in un intervento chirurgico, generando non di rado paure disincarnate, solitudine, alienazione e perfino violenza. Ma si può fare diversamente?

Come osserva Verena Schmid, l’apertura femminile durante la nascita può condurre sia all’empowerment che al trauma. Diverse ricerche dimostrano un nesso tra la soddisfazione materna e la percezione del controllo sul proprio parto, alla quale contribuiscono una corretta informazione, una relazione di fiducia con gli operatori, il coinvolgimento della partoriente nelle decisioni cliniche e un adeguato supporto emotivo. Altri studi sottolineano anche il prezzo umano della medicalizzazione e le sue ricadute sul legame materno. In particolare, il parto chirurgico interferisce con il processo fisiologico della nascita, inibendo la produzione degli ormoni che favoriscono l’attaccamento.
Si comprende dunque l’importanza, nei casi in cui l’intervento medico non può essere evitato, di favorire un’esperienza globalmente positiva attraverso pratiche volte a umanizzare il parto, incoraggiare il bonding e aumentare il controllo materno sull’evento. Per esempio, in alcuni paesi e ospedali le donne possono richiedere il “cesareo gentile” o “cesareo naturale” o “cesareo Charité” [1]. La nuova procedura, adottata nell’omonimo ospedale di Berlino e in Inghilterra, ammette la possibilità di visitare in anticipo la sala operatoria e conoscere l’équipe medica, riscaldare l’ambiente dell’intervento, diminuire l’illuminazione, introdurre la musica, lasciare libero un braccio della madre, usare coperte termoelettriche per stimolare la termoregolazione del neonato, abbassare il telo chirurgico al momento della nascita, attaccare subito il neonato al seno, eseguire i primi controlli senza separare il bambino dalla madre.

Una recente ricerca randomizzata [1] conclude che il cesareo gentile aumenta la soddisfazione materna e favorisce l’allattamento senza produrre esiti negativi superiori ai benefici. Wolfgang Heinrich, chirurgo ostetrico presso l’ospedale Charité di Berlino, introduce il concetto di “nascita cesarea” per sottolineare che la nuova procedura valorizza la dimensione della nascita, in modo che l’intervento sia più facilmente percepito, vissuto, ricordato dalla donna come un parto [2] e non solo come un’operazione chirurgica. Nella “nascita cesarea” infatti si inserisce una “pausa” nella manovra di estrazione per consentire alla madre di stabilire un contatto visivo con il proprio bambino al momento della nascita. Dopo l’incisione il chirurgo abbassa il telo, inizia ad accompagnare il feto fuori dal ventre materno, gli solleva la testa e la rivolge verso la madre, infine completa la manovra estraendo le spalle e il corpo. La madre e il padre possono vedere il bambino ma non l’addome aperto. Secondo il ginecologo, il nuovo metodo favorisce il recupero fisico dopo l’intervento e riduce i traumi psicologici. A differenza di quanto avviene di norma dopo un parto chirurgico, nei giorni immediatamente successivi alla “nascita cesarea” le donne “parlano del proprio parto”.

Rimane comunque molto importante che l’intervento avvenga possibilmente non in emergenza, però a travaglio iniziato perché è il bambino che lo scatena quando i suoi polmoni son pronti per respirare e perché la mamma produce gli ormoni che favoriscono la sua accoglienza e l’allattamento. Tutto questo non dovrebbe tuttavia giustificare un aumento del numero di cesarei e far dimenticare che un parto veramente fisiologico, quando è possibile, rimane la miglior soluzione per la salute psicofisica di mamma e bambino.

[1] K. Wisner, Gentle cesarean birth, in “Am J Matern Child Nurs” (MCN), 41, 3, 2016, p. 186.
[2] R. Armbrust et al., The Charité cesarean birth: a family orientated approach of cesareansection, in “J Matern Fetal Neonatal Med”, 29, 1, 2016, pp. 163–168.
[3] Due minuti trasformano il taglio cesareo in nascita cesarea, traduzione dell’articolo Zwei Minuten machen den Kaiserschnitt zur Kaisergeburt, consultabile su http://www.nasceremeglio.it.

Carenze e eccesso di cesarei

Nel 2018 la prestigiosa rivista scientifica The Lancet ha pubblicato una serie di articoli[1] dedicati al taglio cesareo per favorirne un uso appropriato. Negli ultimi anni all’aumento costante dei parti addominali, che tra il 2000 e il 2015 sono quasi raddoppiati, non sono corrisposti migliori esiti perinatali e la crescente medicalizzazione della nascita ha destato timori e preoccupazioni.
Infatti il taglio cesareo è uno degli interventi più diffusi al mondo e può salvare la vita in caso di complicazioni, ma comporta anche dei rischi che in assenza di indicazione medica sono superiori ai benefici.

Le differenze nel numero dei cesarei

Globalmente esistono delle differenze significative nel ricorso all’intervento, che varia a seconda della regione, della ricchezza, del tipo di assicurazione malattia o di struttura sanitaria (pubblica o privata). Nei paesi più poveri c’è carenza di cesarei anche quando sarebbero indispensabili per salvare le vite di mamme e bambini. Nel 60% dei paesi l’operazione è invece eseguita con troppa disinvoltura e in almeno 15 paesi la percentuale di tagli cesarei supera il 40% dei parti. In particolare, un uso eccessivo del taglio cesareo è stato riscontrato nelle due Americhe e nell’Europa occidentale. Gli autori della serie hanno osservato che in Cina e in Brasile le donne più a rischio sono quelle che hanno una formazione superiore. Inoltre, la maggior parte dei tagli cesarei è eseguita su donne con gravidanza a basso rischio o con precedente cesareo.

I rischi dell’intervento

Gli autori della serie ricordano che il taglio cesareo può salvare la vita nei casi complicati e ridurre l’incidenza di incontinenza e prolasso, ma comporta una serie di rischi a breve e lungo termine e soprattutto non procura benefici in assenza di indicazione medica. Il taglio cesareo è un intervento invasivo che richiede un periodo di convalescenza e causa la formazione di una cicatrice che rischia di complicare le gravidanze future. Gli studiosi osservano che tali rischi sono rari, ma possono avere conseguenze molto gravi. Inoltre, c’è un’evidenza crescente che i bambini nati chirurgicamente sono più esposti alle allergie e ai disturbi respiratori.

Le misure per ridurre il tasso di tagli cesarei

La serie si basa su una revisione dell’epidemiologia, della distribuzione dell’intervento e degli effetti sulla salute della donna e del bambino, individuando un insieme di azioni e interventi scientificamente appropriati per ridurre il numero dei tagli cesarei non necessari nei paesi ricchi e rendere l’operazione accessibile nei paesi poveri, dove il tasso di intervento è inferiore al fabbisogno. In particolare, sono raccomandati il parto vaginale con presentazione podalica in donne selezionate, il parto vaginale dopo cesareo (VBAC), l’assistenza continua da parte di una o più levatrici durante l’intero percorso nascita (midwifery led care). Gli autori precisano che tali interventi risultano efficaci se sono accompagnati da misure di empowerment e supporto emotivo.
Ulteriori misure consistono nell’equiparare i costi dei parti, rendendo i cesarei meno attrattivi economicamente, e nella pubblicazione dei tassi operatori. In diverse regioni il taglio cesareo è considerato come un intervento protettivo rispetto ai rischi del parto e diventa una pratica difensiva per evitare le cause medico–legali. Questa tendenza può essere combattuta migliorando le linee–guida e la comunicazione tra medico e paziente. In generale, per ridurre il tasso di tagli cesarei è necessario sensibilizzare sia i medici che i gruppi di donne e le autorità politiche.

             Isabella Pelizzari Villa 12/2018


[1]  The Lancet, Optimising caesarean section use, 2018. I singoli articoli che compongono la serie possono essere scaricati da https://www.thelancet.com/series/caesarean-section

Césariennes, une épidémie contre nature
Réportage di Temps Présent (RTS/SSR)

Approfondimenti

Parto cesareo: moda o necessità?
Articolo di Swissinfo.ch, 8 maggio 2013

Promuovere un ritorno al parto naturale

Guarda il video

Dichiarazione dell’OMS sul tasso dei tagli cesarei, 2015

Cesarei in Ticino: sempre troppi

Le ultime cifre pubblicate dall’Ufficio federale di statistica (2015) rivelano che la % di cesarei in Ticino si aggira ancora sul 33% come anche in Svizzera: una cifra che rimane comunque preoccupante. Già da qualche tempo i media ticinesi dedicano una certa attenzione al problema.
Segnaliamo gli articoli di Simonetta Caratti, Isabella Pellizzari Villa e Patrizia Guenzi:

Istruzioni svizzere per il parto cesareo
Pubblicato l’opuscolo informativo curato da levatrici, neonatologi, pediatri e anestesiologi.Il taglio cesareo è un’operazione chirurgica che può salvare delle vite ed è sbagliato demonizzarlo come tale perché in caso di gravi rischi o problemi è davvero indispensabile.  Tuttavia questo intervento non è scevro da pericoli e svantaggi rispetto al parto naturale. Oggigiorno, in Svizzera, un bambino su tre nasce attraverso un parto cesareo. Un tasso alto nel confronto internazionale e nettamente superiore al 10-15% dei cesarei che, secondo l’OMS, sono medicalmente giustificati. Per questo motivo è stato avviato anche in Svizzera uno studio pluriennale che lo scorso mese di maggio ha permesso la pubblicazione di un opuscolo informativo sul cesareo destinato alle famiglie.

Dallo studio collettivo eseguito da Federazione Svizzera delle Levatrici, Società Svizzera di Neonatologia SGN, Società Svizzera di Anestesiologia e Rianimazione SSAR e Società Svizzera di Pediatria SSP, è scaturito che, in circostanze normali il parto naturale o vaginale è la scelta migliore per madre e bambino poiché rispetta la fisiologia della nascita, facilita l’instaurarsi del naturale legame madre-bambino, favorisce l’allattamento al seno e l’adattamento del bambino al nuovo ambiente.
È ad esempio provato che i problemi respiratori nei neonati avvengono più spesso dopo un cesareo. Un numero maggiore di bambini dev’essere trasferito in neonatologia complicando ulteriormente il processo di attaccamento fra madre e bambino (imprinting). Inoltre, esiste un legame tra il cesareo programmato e il rischio di uno sviluppo alterato della flora batterica intestinale del bambino, dell’asma nell’infanzia e pure di diabete, celiachia e obesità.
Per un motivo a noi sconosciuto fra gli autori dell’opuscolo, non figura la Società Svizzera di Ginecologia e Ostetricia, ma speriamo che anche i ginecologi e le ginecologhe tengano conto di queste indicazioni nei consigli che daranno alle loro pazienti.

Nella scelta fra cesareo e parto naturale andrebbero dunque soppesati attentamente i pro e i contro, cosa che l’opuscolo, aiuta a fare. Secondo lo studio il cesareo è d’obbligo in caso di placenta previa, gravidanze trigemellari e oltre, infezioni trasmissibili con il parto naturale e che rappresentano un grave pericolo per la salute del bambino, o se il bambino si presenta in posizione anomala. Non sono invece contemplati i parti gemellari e quelli con il bimbo in posizione podalica perché, secondo gli esperti, a dipendenza dei casi (primo figlio? ostetrica con esperienza in merito?) possono anche avvenire in modo naturale. È inoltre confermato che dopo aver partorito con un cesareo è possibile partorire in modo naturale (VBAC).

Per l’Associazione Nascere Bene Ticino, che promuove una cultura della nascita in sintonia con i bisogni fondamentali della specie umana, la pubblicazione dell’opuscolo rappresenta un passo avanti, anche perché sfata il mito che il cesareo sia più sicuro del parto fisiologico e sia privo di effetti collaterali. Un successivo passo avanti nel rispetto del bambino sarebbe poi quello di attendere l’inizio del travaglio prima di praticare un cesareo, poiché è proprio il bambino che lo scatena per segnalare che è pronto a nascere; a volte poi accade che il bambino in posizione podalica si giri all’ultimo momento. L’opuscolo indica invece unicamente che i cesarei vanno programmati con un anticipo di sette giorni al massimo prima del termine previsto per la fine della gravidanza (e non prima!) perché si ritiene che solo a partire da quel momento il bambino è maturo per venire al mondo.

L’opuscolo è scaricabile gratuitamente QUI oppure da www.info-cesareo.ch.

Comunicato stampa delle organizzazioni che hanno redatto l’opuscolo.

Maggiori informazioni inerenti la naturale fisiologia del parto le trovate QUI.

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