“Se vogliamo raggiungere una vera pace in questo mondo,
dovremo incominciare dai bambini.”
Mahatma Gandhi

“Invecchiando, scoprirai

di avere due mani:

una per aiutare te stesso,

l’altra per aiutare gli altri.”

 

Maya Angelou

Gruppo di auto aiuto “Riparto dal mio Parto”

«La mia esperienza mi ha insegnato che il dolore non è di per sé un bene, ma con un adeguato sostegno può essere trasformato in risorsa e opportunità. Per illustrare questo concetto mi piace usare l’immagine della perla che si sviluppa all’interno della conchiglia ferita.

Le donne che partecipano al gruppo di auto-aiuto condividono la propria storia e il proprio sapere femminile, avviando un percorso comune e costruendo una sorellanza che favorisce la crescita personale.»

Isabella Pelizzari Villa, responsabile del gruppo

 

Chi

Il gruppo di auto-aiuto è rivolto alle donne che hanno un ricordo doloroso del proprio parto. Questo sostegno è pensato in particolare per le mamme che non si sono sentite ascoltate o rispettate nei propri bisogni, ritengono di aver subito degli interventi non necessari o non hanno potuto mantenere il controllo sulla propria esperienza. Il parto, infatti, è un momento di vulnerabilità in cui l’assistenza alla donna incinta rischia di assumere la forma della tutela e avere ricadute negative sul suo benessere e sulla sua autostima.

Perché

Nella nostra società il dolore materno durante il parto può essere paragonato a un tabù. Alcune donne non osano manifestare il proprio disagio, perché provano imbarazzo o sensi di colpa. Di fronte alla nascita di un bambino sano, infatti, il dolore materno può apparire come ingiustificato o dettato da ingratitudine nei confronti degli operatori. Altre mamme invece hanno paura di toccare la propria ferita emotiva. Accade quindi che il dolore sia represso o vissuto in solitudine, con conseguenze sulla qualità di vita e sul rapporto con il neonato.

Il gruppo di auto-aiuto offre la possibilità di condividere tra pari la propria esperienza, in un ambiente sicuro e protetto in cui sono garantiti l’ascolto, la riservatezza e l’assenza di giudizio. Lo scopo del gruppo è offrire sostegno reciproco sia morale sia pratico, avviando un percorso comune di consapevolezza che aiuti ad attivare le risorse personali e schiudere nuove prospettive.

Dove

Gli incontri hanno luogo presso la Casa nascita Lediecilune, in via Canevascini 4 a Lugano-Besso.

Il gruppo di auto-aiuto è sostenuto dal Centro di auto-aiuto Ticino e finanziato dall’Ufficio del sostegno a enti e attività per le famiglie e i giovani (UFAG).

Quando

Gli incontri hanno la durata di un’ora e un quarto e frequenza mensile. Le date sono annunciate di volta in volta sulla pagina Facebook dell’Associazione, mentre il calendario annuale può essere scaricato dal sito www.nascerebene.ch. Eventuali modifiche nell’orario possono essere concordate a seconda dei bisogni delle partecipanti.

Il gruppo è riservato alle mamme, ma le donne che hanno difficoltà organizzative possono portare con sé il proprio neonato.

Per partecipare agli incontri è necessario annunciarsi all’indirizzo segreteria@nascerebene.ch. Per motivi organizzativi, le iscrizioni ed eventuali disiscrizioni devono pervenire entro le 20.00 del giorno precedente il singolo incontro.

Prossime date degli incontri del gruppo di auto-aiuto:

giovedì 15 settembre 2022

giovedì 21 ottobre 2022

giovedì 17 novembre 2022

giovedì 15 dicembre 2022 

giovedì 19 gennaio 2023 

giovedì 16 febbraio 2023

giovedì 16 marzo 2023

giovedì 20 aprile 2023

giovedì 11 maggio 2023

giovedì 15 giugno 2023

 

dalle 12:15 alle 13:30 

!!! le mamme impossibilitate a partecipare possono concordare un appuntamento online scrivendo a: isabella.pelizzari-villa@nascerebene.ch

 

Il membro facilitatore

 
 

«Il mio interesse attivo per il tema della nascita è sbocciato da un’esperienza personale di parto traumatico. Le attività che svolgo all’interno dell’associazione promuovono una comprensione ampia e rispettosa della nascita e costituiscono altrettante tappe del mio percorso di elaborazione, sorretto dalla spinta ideale e dallo stimolo al cambiamento che ogni esperienza dolorosa porta con sé.»

Il gruppo di auto-aiuto “Riparto dal mio parto” è moderato da Isabella Pelizzari Villa, docente liceale e mamma di due gemelle. Dopo la sua esperienza di parto traumatico, ha iniziato a svolgere delle ricerche sulla nascita, che sono confluite in un saggio autobiografico intitolato Volevo andare a partorire in Olanda. Storia di un taglio cesareo annunciato. Nel 2018 è entrata nel comitato dell’Associazione Nascere Bene Ticino (ANBT), dove si occupa in particolare di temi come la relazione di cura, il parto traumatico o la violenza ostetrica e svolge anche compiti redazionali.

Nell’ambito delle attività di ANBT, Isabella ha scritto tre contributi sulla nascita per il numero 41 della rivista per le Medical Humanities; ha inoltre partecipato come relatrice al convegno “Nascita e violenza: una relazione pensabile”, che ha avuto luogo a Lugano il 12 novembre 2019, e ne ha curato gli atti per la rivista per le Medical Humanities (numero 48). Nel 2022, in occasione del decimo anniversario dell’Associazione, ha promosso il concorso di scrittura “Storie di parto”, con l’obiettivo di rendere visibile l’esperienza della nascita nelle sue molteplici dimensioni, facendo emergere punti di vista diversi da quelli istituzionali e stimolando l’attenzione pubblica nei confronti di questo tema.

Testimonianze

In questo spazio sono pubblicate le testimonianze e i riscontri delle mamme che hanno partecipato almeno a un incontro del gruppo di auto-aiuto “Riparto dal mio parto”.

Michela

«Ho deciso di partecipare al gruppo per sfogare e raccontare l’esperienza del mio parto con altre donne, mamme e partorienti.

Sì, perché ne ho parlato con mia mamma e la suocera (altri tempi… ed è passato tanto tempo), con le amiche (nessuna ancora mamma) e con il mio compagno (che però lo ha vissuto come coprotagonista).

All’incontro purtroppo eravamo solo in due, la responsabile ed io, ma ciononostante mi sono sentita per la prima volta veramente ascoltata e capita… E forse a volte questo è sufficiente.

Sarebbe importante promuovere questi incontri nelle case di parto, attraverso i professionisti che gravitano attorno ai futuri genitori per nove mesi e tutti coloro che potrebbero pubblicizzarlo.

Forse le neomamme, le donne, ma anche i nuovi papà, gli uomini o chiunque assista a un parto avrebbero bisogno di uno spazio dove trovare persone che possano realmente capire e ascoltare, con la giusta vicinanza di chi non ti ha mai visto prima, ma condivide un’esperienza simile che, più piacevole o meno, si ricorderà per sempre.»

Auto-aiuto: informazioni generali

Cos’è un gruppo di auto-aiuto e come funziona

Il gruppo di auto-aiuto è un gruppo omogeneo composto da persone che condividono la medesima esperienza o il medesimo problema e si ritrovano per parlarne. Gli incontri hanno cadenza regolare e avvengono in un ambiente sicuro dove sono garantiti l’empatia, l’assenza di giudizio e la privacy. Il gruppo è guidato da un facilitatore, che ha il compito di moderare gli incontri, favorendo la condivisione dei vissuti e garantendo a ogni partecipante un adeguato spazio di parola e il rispetto da parte del gruppo. Il facilitatore è parte integrante del gruppo e come gli altri partecipanti ha avuto esperienza diretta della difficoltà o della situazione di vita affrontata durante gli incontri. Questa figura non effettua diagnosi, non fornisce consulenze e non dispensa insegnamenti, ma garantisce un ascolto attivo e la propria competenza esperienziale.

Obiettivi e principi dell’auto-aiuto

L’auto-aiuto non offre “soluzioni”, ma supporto morale e pratico reciproco. Il suo scopo è di favorire l’elaborazione di singoli eventi negativi o di aiutare a convivere meglio con un problema cronico. Esso non è pensato come una somma di singoli incontri, ma come un percorso di vita e di crescita rivolto a stimolare l’autonomia e valorizzare le risorse personali.   

Attraverso la condivisione tra pari, l’auto-aiuto contribuisce a contrastare i sentimenti di solitudine e inadeguatezza che accompagnano i vissuti negativi, soprattutto in presenza di esperienze o situazioni di vita considerate tabù: nel gruppo le persone si sentono capite, perché tutti i partecipanti condividono il medesimo problema; esso funziona come una “cassa di risonanza”, nella quale ognuno funge da specchio per gli altri. Grazie agli incontri, inoltre, è possibile instaurare nuovi legami di amicizia.

Durante il percorso di auto-aiuto i partecipanti imparano a guardare la propria difficoltà da un altro punto di vista, sviluppando la conoscenza di sé e la capacità di scambio. Le persone che partecipano al gruppo non trovano soltanto sostegno e solidarietà, ma si impegnano a loro volta a offrire aiuto, assumendo una responsabilità personale e sentendosi utili agli altri. Con la sua attività, inoltre, il gruppo di auto-aiuto può dare vita a una forma di advocacy, utile a diffondere la conoscenza del proprio problema e sensibilizzare la società. 

Un sostegno complementare all’intervento dello specialista

Il gruppo di auto-aiuto è gratuito, autogestito e formato da persone che hanno come competenza il proprio vissuto: da questo punto di vista, gli incontri non sostituiscono l’intervento dello specialista, ma costituiscono un tassello della rete sociosanitaria, ponendosi come risorsa complementare ad altri servizi e forme di sostegno o terapia.  

 

Un po’ di storia

 Gli alcolisti anonimi

Il movimento self-help è iniziato negli Stati Uniti con la fondazione di Alcolisti Anonimi nel 1935. Quest’associazione è nata dall’incontro di un agente di borsa di Wall Street e un medico chirurgo di Akron (Ohio), entrambi alcolisti, i quali si resero conto che condividendo le loro dolorose esperienze e aiutandosi a vicenda riuscivano a mantenersi lontani dall’alcol.

In un mondo caratterizzato da forti pregiudizi nei confronti dell’alcolismo e dall’impotenza della scienza medica ad affrontare tale problema, i due fondatori di Alcolisti Anonimi, superando l’approccio moralistico e dando prova di pragmatismo, ebbero l’intuizione di applicare l’autoaiuto alla dipendenza dall’alcol, vista non più come un vizio da estirpare ma come una malattia dagli effetti drammatici. I due fondatori si resero conto che un ex alcolista ha la capacità unica di raggiungere e aiutare chi è ancora afflitto dalla dipendenza; così facendo, può guidare l’altro fuori dal problema e allo stesso tempo consolidare la propria sobrietà.

Dopo la costituzione di un primo gruppo A.A. ad Akron, un secondo gruppo fu attivato a New York e un terzo a Cleveland; nel frattempo, fu messo a punto un metodo di recupero dall’alcolismo basato su “Dodici Passi”, con principi tratti dalla medicina, dalla psicologia e dalla religione. Nel 1939, con la pubblicazione della prima edizione del libro Alcolisti Anonimi, scritto dal punto di vista dell’alcolista, ha avuto inizio una virtuosa reazione a catena, dagli USA al resto del mondo.

Altri gruppi

Sull’onda del successo di Alcolisti Anonimi, dopo la Seconda Guerra Mondiale altri gruppi hanno iniziato a formarsi. Un impulso fondamentale all’auto-aiuto è stato dato negli anni Sessanta dal movimento per i diritti civili, con la scoperta del potere associato alle iniziative di gruppo, mentre nel decennio successivo si sono costituiti piccoli gruppi dedicati a problemi individuali e caratterizzati da una dimensione intima e locale. Allo stesso tempo, la pubblicazione di diversi libri ha favorito la conoscenza del valore e dei principi del mutuo supporto e i gruppi di auto-aiuto hanno conosciuto un nuovo slancio, diffondendosi non solo negli Stati Uniti, ma anche in Europa e in Giappone. A partire dagli anni Ottanta sono fiorite associazioni mantello per offrire consulenza, supporto e visibilità ai gruppi attivi sul territorio e nel 1992 a Ottawa, in Canada, ha avuto luogo il primo convegno internazionale sull’auto-aiuto.  

Oggi, nel mondo come in Svizzera, esistono svariati gruppi di auto-aiuto con modalità organizzative proprie. Le tematiche affrontate spaziano dalla malattia cronica al problema psicologico, dal disturbo raro alla dipendenza alimentare o di altro tipo; alcuni temi sono di ordine sociale, come il lutto per la perdita di una persona cara o l’isolamento delle persone anziane; tra gli altri, si segnalano i gruppi per i genitori adottivi, le madri di gemelli, i padri separati, le vittime di violenza psicologica o fisica; gli incontri, inoltre, possono essere rivolti alle persone interessate dal problema oppure ai loro familiari.

L’auto-aiuto in Svizzera

Sul sito del Centro di auto-aiuto Ticino (link a: www.auto-aiuto.ch) è possibile accedere alla lista dei gruppi attivi nella Svizzera italiana con le relative tematiche. Nel sito della Fondazione Auto-aiuto Svizzera (link a: www.autoaiutosvizzera.ch), invece, è disponibile un motore di ricerca per trovare i gruppi presenti in Svizzera, suddivisi per tematica e regione.

Bibliografia essenziale

  • G. Caplan, M. Killilea, Support systems and mutual help: multidisciplinary explorations, New York, Grune and Stratton, 1976;
  • A. H. Katz, E.I. Bender, The strength in us: self-help groups in the modern world, New York, New Viewpoints, 1976;
  • B. Borgetto, Entraide et santé: analyses, résultats et perspectives, Observatoire suisse de la santé, Berne, 2004;
  • J. Stremlow, Les groupes d’entraide dans le domaine de la santé en Suisse alémanique, Observatoire suisse de la santé, Neuchâtel, 2006;
  • R. Herzog-Diem, S. Huber, Les groupes d’entraide autogérés. Se soutenir mutuellement pour aller mieux, Beobachter, 2008.
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