Abbiamo letto con interesse l’articolo dedicato al dolore del parto e alla partoanalgesia pubblicato da Azione Nr. 27 (1.7.2026). Condividiamo il diritto di ogni donna ad accedere all’analgesia quando la desidera o quando è indicata.
Ma ci siamo chiesti: e se il dolore del parto non fosse solo qualcosa da eliminare? E se un’esperienza positiva non fosse per forza sempre indolore? Il tema del dolore durante il parto ci sta particolarmente a cuore, perché se lo analizziamo bene e cerchiamo di capirlo scopriamo che è fondamentale per l’esperienza della nascita.
Può sembrare una provocazione. Viviamo in una società che ci insegna che il dolore va evitato il più possibile. E quando si parla di parto la domanda è spesso una sola: come possiamo eliminarlo?
Proprio perché il tema è così importante, riteniamo fondamentale raccontare anche ciò che la fisiologia e la ricerca scientifica ci insegnano sulla nascita.
Il parto extraospedaliero
Prima di tutto ci dispiace che l’articolo trasmetta l’idea che il parto extraospedaliero rappresenti una scelta meno sicura. Esistono tanti studi che hanno analizzato il parto al di fuori dell’ospedale e i risultati sono sempre simili. Le evidenze scientifiche dimostrano che, nelle gravidanze a basso rischio, il parto pianificato in casa maternità o a domicilio, assistito da levatrici qualificate e inserito in una rete assistenziale efficiente, offre livelli di sicurezza comparabili a quelli del parto ospedaliero, registrando un minor ricorso a interventi medici.
Il dolore del parto
Il dolore del parto è un dolore particolare, intermittente, non è prodotto da una malattia o da qualcosa che non va. Fa parte di un processo più ampio e del modo in cui il corpo lavora per far nascere un bambino. Il parto è un’apertura, sia fisica che emotiva, è prepararsi all’incontro con il bambino, ed ogni contrazione attiva una straordinaria risposta ormonale che sostiene, aiuta e prepara sia la mamma che il bambino al loro incontro.
Cosa causa il dolore del parto?
Durante il suo percorso la testa del bebè preme, stira e preme sui tessuti materni, sui legamenti e sulle articolazioni: questo sollecita le terminazioni nervose provocando la sensazione dolorosa. Lo stimolo doloroso sale al cervello e a dipendenza della soglia individuale il cervello può ampliarlo o ridimensionarlo; dando origine alla percezione individuale del dolore.
Ma questo dolore ha uno scopo!
Il dolore del travaglio non è solo qualcosa da sopportare o da eliminare: ha una funzione precisa. È il motore del parto.
Il picco di dolore stimola un picco di produzione di adrenalina: è questo ormone prodotto a picco che stimola a sua volta la produzione di ossitocina, che fa contrarre l’utero. Grazie al dolore il travaglio può andare avanti.
A quante donne è capitato che dopo aver posizionato la peridurale e il dolore è passato a poco a poco svaniscono anche le contrazioni?
Ma l’ossitocina prodotta grazie al picco di dolore ha anche altre funzioni:
Il dolore guida il movimento
- Il dolore spinge istintivamente la donna a cambiare posizione e a muoversi: grazie al movimento la donna modifica i diametri del suo bacino, permettendo al bebè di passarci attraverso con più facilità.
- Favorisce la progressione del parto.
- Riduce la pressione sui tessuti della mamma e sulla testa del bambino, evitando traumi e dolori a entrambi dopo il parto
Per questo la risposta fisiologica al dolore non è l’immobilità, ma il movimento.
Durante il travaglio mamma e bambino lavorano in sinergia: la mamma si muove per accompagnarlo verso la nascita ed il bebè partecipa attivamente spingendosi, ruotando e muovendo la testa. Insieme, supportati dagli ormoni si preparano al loro incontro, che determinerà la relazione futura.
Per questo non è importante chiedersi solo come eliminare il dolore, ma anche quale sia la sua funzione. Il dolore del parto non va temuto: va conosciuto. Conoscendo la fisiologia della nascita una donna può comprendere ciò che accade al proprio corpo e scegliere con maggiore consapevolezza il percorso più adatto a sé e al proprio bambino.
Fiducia, intimità, libertà di movimento e continuità dell’assistenza aiutano le donne a entrare nella cosiddetta “bolla del parto”, favorendo il naturale equilibrio ormonale che permette quell’abbandono così totale di sé e dei propri confini necessario per la dilatazione completa, l’apertura totale e il passaggio del bebè.
Al contrario, un ambiente poco rispettoso della fisiologia, stimoli verbali, luce forte (che attiva la corteccia neo-frontale – razionale) possono aumentare lo stress, alterare il delicato equilibrio ormonale, aumentare la probabilità di ricorrere a ulteriori interventi medici e influenzare negativamente l’esperienza della nascita, con possibili ripercussioni sul benessere psicofisico della mamma, del bambino e sull’avvio della loro relazione.
Il parto traumatico
Riteniamo riduttivo valutare l’esperienza della nascita a sole 24 ore dal parto. Un eventuale trauma può emergere solo dopo giorni, settimane o mesi.
Proprio per questo, già nel nostro Appello per un’esperienza positiva di parto nelle maternità ticinesi del 2022, avevamo chiesto che ogni maternità offrisse uno spazio dedicato all’elaborazione dell’esperienza di nascita, sul modello del CHUV di Losanna.
Conclusione
La nascita non è una malattia da curare, ma un processo fisiologico da favorire e proteggere. La medicina è fondamentale quando serve; la fisiologia lo è quando tutto procede normalmente. Per questo crediamo che ogni donna abbia diritto a un’informazione completa e basata sulle evidenze scientifiche, affinché possa scegliere con consapevolezza il percorso di nascita più adatto a sé e al proprio bambino.
Per approfondire
- Associazione Nascere Bene Ticino (ANBT). Appello per un’esperienza positiva di parto nelle maternità ticinesi (2022)
- Nascere Bene. Il dolore nel parto: con o senza analgesia?
- Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Intrapartum care for a positive childbirth experience. (2018)
- National Institute for Health and Care Excellence (NICE). Intrapartum care (NG235). (aggiornamento 2023)
- Hutton E.K. et al., Perinatal or neonatal mortality among women who intend at the onset of labour to give birth at home compared to women of low obstetrical risk who intend to give birth in hospital: A systematic review and meta-analyses, The Lancet, eClinical Medicine, vol.14 (2019)
- Sandall J. et al. Midwife-led continuity models versus other models of care for childbearing women. Cochrane Database of Systematic Reviews. (2024)
- Hutton E.K. et al., Planned home birth: systematic review and meta-analysis of maternal and neonatal outcomes, The Lancet, eClinical Medicine, vol.21 (2020)
