“Se vogliamo raggiungere una vera pace in questo mondo, dovremo incominciare dai bambini.” Mahatma Gandhi

Il dolore silenzioso dei decessi perinatali: «Rompiamo il tabù, parliamone» – tio.ch

Articolo apparso il 20 novembre 2023 sul Portale tio.ch – di Adriano De Neri

Nel 2022 sedici neonati sono nati morti in Ticino. Ne abbiamo discusso con Valentina Greco, responsabile di un gruppo di auto-aiuto.

LUGANO – Morte perinatale, decesso in utero, lutto perinatale. Tre modi per definire la stessa dolorosissima esperienza. Quella che improvvisamente trasforma la gioia più grande del mondo nella tragedia più cupa. Secondo i dati forniti dall’Ufficio federale di statistica (UFT) a tio.ch, nel 2022, sui 2’435 neonati venuti alla luce in Ticino, sono stati sedici quelli a essere nati morti. Un ossimoro terribile. Che spezza il cuore. Che lacera l’anima.

Aborti e morti in utero – L’interruzione di gravidanza è un fatto meno raro di quello che si pensa. Tanto che in Svizzera una su cinque non va a buon fine. La perdita del feto avviene più spesso nel primo trimestre – gli aborti spontanei in questo lasso di tempo sono infatti piuttosto numerosi – ma può accadere che la gestazione termini improvvisamente anche in stato avanzato. Ed è qui che si parla di decesso perinatale. «Un bambino – precisa l’UFT – viene definito “nato morto” se non manifesta nessun segno di vita alla nascita e se il suo peso è di almeno 500 grammi o se la durata della gestazione è stata di almeno 22 settimane intere»

Svizzera: Nati vivi: 82’371 -Nati morti: 359
Ticino: Nati vivi: 2’435 – Nati morti: 16
(dati UFT del 2022)

Il coltello nel cuore – Perdere un figlio in questo modo può avere conseguenze devastanti sia a livello fisico sia a livello mentale. La morte di un bambino è infatti un evento drammatico e difficile da affrontare per i genitori. In pochi istanti tutto cambia e la coppia si trova costretta a prendere tante decisioni impreviste e sofferte. Nella testa, poi, si affollano mille emozioni – dalla confusione, alla paura, dall’incredulità, alla rabbia – e molte mamme hanno equiparato le sensazioni provate a «un macigno sopra il petto» o a «un coltello nel cuore». E proprio per dare una mano ai genitori nel tentare di lenire questo enorme dolore nelle scorse settimane l’associazione ticinese Nascere Bene ha lanciato un gruppo di auto-aiuto.

«Il nulla cosmico» – Ne abbiamo parlato con la responsabile Valentina Greco che in passato ha vissuto sulla propria pelle questa terribile esperienza. «Quando ho perso il mio bambino al terzo mese di gravidanza – ci racconta – mi sono ritrovata dal vivere la gioia dell’attesa, al dolore della perdita». Una perdita che Valentina e i suoi cari hanno però dovuto affrontare da soli. «L’aspetto che più mi ha sconvolta è stata la totale assenza di sostegno e rete di supporto sul nostro territorio. Io lo chiamo “nulla cosmico” per rendere l’idea. Per riempire questo vuoto in me è nata la voglia di creare un gruppo in cui i genitori potessero condividere le loro esperienze. E la cosa incredibile è che dopo averlo creato ho iniziato a scoprire che nel mio entourage c’erano altre donne e uomini che avevano vissuto questo dramma».

Lacrime sotto la mascherina – Un dramma che Valentina decide di raccontarci. Aprendo il suo cuore. «Sono stata sfortunata perché ho perso il bambino durante le feste natalizie e il mio studio ginecologico era chiuso. Ho dunque dovuto fare avanti e indietro dal Civico per poi perdere il bambino a casa da sola. Una volta perso mi sono sentita dire frasi come “su, stai tranquilla, sei giovane, ne puoi fare un altro” e alla visita il ginecologo di turno, mentre controllava se effettivamente l’utero fosse vuoto, ha fatto vedere all’assistente gli organi adiacenti al mio utero per poi accorgersi che sotto la mascherina mi scorrevano fiumi di lacrime. É stato orribile».

Mancanza d’empatia – Sì, perché nonostante l’evoluzione medica abbia fatto passi da gigante anche in questo ambito nell’ultimo decennio – molti neonati che prima sarebbero morti, oggi vengono infatti salvati – lo stesso non si può dire per quel che riguarda il sostegno a quelle madri che devono affrontare questo dramma. «Ho notato una totale assenza di empatia e di umanità», ci racconta Valentina che ritiene fondamentale una formazione migliore a livello emotivo-empatico per chi lavora in questo ambito. «Ci sono frasi e gesti che andrebbero assolutamente evitati».

Il tempo non conta – D’altronde, ci fa notare Valentina, viviamo in una società dove a contare sono i numeri. Anche per quel che concerne le settimane di gravidanza. «È assurdo – sottolinea – fare delle distinzioni su quando avviene la perdita. La sofferenza per un lutto perinatale non può essere decisa in base al tempo. Il lutto è sempre un lutto. Non andrebbero fatte distinzioni. E di certo la carica emotiva legata al progetto di creare una famiglia non può essere valutata in base allo stadio della gravidanza».

Argomento (ancora) tabù – L’argomento dei decessi perinatali è poi ancora considerato (a torto) un tabù. «Non se ne parla perché è un tema scomodo», precisa Valentina. «Un tempo la donna era concepita principalmente per procreare e se non ci riusciva o perdeva un bambino era perché “funzionava male”. Secondo me siamo ancora succubi di questo preconcetto. Basta pensare che moltissime donne vivono questa esperienza ma non lo dicono, come se fosse una vergogna». Un tabù che Valentina vuole però sfatare a tutti i costi. «È per questo che ho deciso di metterci la faccia. A me non importa che il Ticino o il mondo intero sappia che ho perso il mio bambino. Anzi vorrei essere un esempio. Per far sapere a tutti che ci siamo anche noi».

Genitori di una stella – In modo particolare, Valentina ci tiene a far sapere a chi è sprofondato in questo buco nero che è possibile riemergere. «Voglio che sappiano – conclude – che si può superare questo dramma senza dimenticare. Un figlio rimane sempre nel cuore anche se è rimasto poco tempo con noi. È una stella luminosa nel cielo, è un filo d’erba nel prato, è nelle onde del mare, nel vento che mi spettina i capelli, nella pioggia che cade dal cielo, è nella legna che brucia sul fuoco. Il mio bambino mi ha insegnato a essere forte. Non sarò mai più quella di prima. Non sono migliore, solo diversa, forse più completa».

Contatti: Hai vissuto un’esperienza del genere e senti il bisogno di confidarti con qualcuno? Puoi contattare Valentina Greco via email (valentina.greco@nascerebene.ch) o sul suo profilo di Instagram (https://www.instagram.com/le_radici_del_cuore/)

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